Le merendine e le bidelle

Il personale ATA. E’ l’altra metà del cielo degli impiegati nella scuola. Da una parte gli insegnanti, dall’altra il personale ATA.     ATA sta per Assistente Tecnico Amministrativo. Ma anche chi pulisce i cessi e i pavimenti (che non è certo faccenda tecnica o amministrativa)  fa parte del personale ATA.     Il vecchio e caro bidello di un tempo, vestito con la classica giacchetta da usciere se era un uomo o con il grembiule se era una donna, non si chiama più così. “Bidello” è parola che oggi da fastidio, è considerata brutta perché è antica, vetusta e superata, e tutto ciò che sa di vecchio ai giorni nostri non piace. Anzi oggi quello che una volta era il bidello di una scuola non lo si chiama in nessun modo, perché rivolgersi a lui o a lei col vecchio appellativo potrebbe suonargli come un’offesa, mentre chiamarlo con questo nuovo acronimo che somiglia più alla sigla di un partito o di un sindacato sarebbe semplicemente ridicolo e infatti nessuno lo fa.     Ma una cosa non sembra essere cambiata in tanti anni in tutta questa popolazione che vive da più di un secolo negli atri e nei corridoi delle nostre scuole: la loro voglia di lavorare.     C’è ancora chi, seduto su una sedia, fa la calza o il maglione di lana all’uncinetto, chi sta immobile ore e ore fissando l’orologio o una parete vuota, chi sfoglia Novella 2000, chi, trascinandosi con le gambe pesanti e gonfie come mortadelle, ciabatta per chilometri a passo di tartaruga portando per mano una circolare di classe in classe, chi ancora addolcisce gli umori tristi dei prof con una tazzina di caffè.     Ma il passatempo preferito delle bidelle (io continuo a chiamarle col loro caro e vecchio nome) è quello di litigare tra di loro su chi debba fare oggi o domani le pulizie dei corridoi, a chi spetti questa settimana a pulire i cessi.     E’ bello sapere che almeno certe cose non sono cambiate in questi ultimi cinquant’anni. Ad esempio in tutto questo tempo a quanti dirigenti scolastico è venuta la geniale idea di fornire alle bidelle delle attrezzature tecnologicamente avanzate (dette comunemente aspirapolvere), o qualsiasi altro sistema per rendere il loro lavoro un tantino più agevole e più efficace, non dico da quelle delle loro ex colleghe divenute nonne nel frattempo, ma persino di quelle dell’ottocento? I supermercati sono pieni di prodotti tecnologici per la pulizia delle case a prezzi superconvenienti. E con meno di cinquecento euro una scuola  potrebbe avere  le aule e i corridoi puliti come si deve.      E invece no, sempre col secchio e la ramazza  in mano, le povere bidelle, anche se devono pulire chilometri di corridoi e centinaia di vetrate. La verità è che questo lavoro è così assurdamente impegnativo e faticoso che poi di fronte all’enormità dell’incarico le bidelle finiscono col non fare un bel niente.      Così sui soffitti delle scuole decine di specie diverse di aracnidi crescono e si riproducono e le ragnatele sono talvolta così spesse che sembra di essere in una casa di fantasmi invece che in un edificio scolastico. Per i bagni una spruzzata di Wc-Net dentro la tazza basta per una settimana, tanto le ciambelle sono quasi sempre divelte e quindi si fa presto; per le aule ci si accontenta di  una sistemata ai banchi e di un panno umido sopra la lavagna, e per quanto riguarda i finestroni di vetro, beh è probabile che non vedano una goccia di sapone se non una volta all’anno.     A ciò si è aggiunta pure, ultimamente, la maleducazione dilagante delle nuove generazioni, che sembrano provare gusto a imbrattare muri, banchi e pavimenti trasformando nell’arco di un paio di ore mattutine le  aule in autentiche latrine.     Oggigiorno non c’è scuola di questo paese  che non sia dotata di uno spazio bar con tavolini, macchinette del caffè, distributori automatici di bevande, merendine, stick di caramelle, patatine, gelati e altro.      I ragazzi divorano come cavallette centinaia di prodotti, gettando dove capita gli involucri delle loro frettolose consumazioni.     Il risultato è duplice: aule ridotte a discariche e obesità dilagante.     Le vedi nei corridoi le ragazze coi salvagente di grasso ai fianchi. Portano delle magliette aderentissime e striminzite due o tre taglie più piccole, lasciando che i cotechini trasbordino. E pure non fanno niente per nascondere quelle oscenità adipose, anzi le ostentano come trofei di guerra, in barba allo schifo che provocano in chi è costretto a guardarle per non urtarle durante le traversate dei corridoi.

2 Risposte

  1. quanta saggezza in questo post!

  2. Da ragazzo ero segretamente innamorato di una bidella, che non portava le calze neppure d’inverno, si smaltava le unghie di rosso, e nelle pause sedeva in corridoio con le gambe stiracchiate. Fortunatamente i presidi censurano solo le studentesse in mini

Lascia una Risposta