Un collega non più giovanissimo ma evidentemente ancora con qualche cartuccia da spendere, mi parla sottovoce delle insegnanti e dice, con una punta di malinconia, che anche loro, poverine, (le insegnanti) non sono più come una volta.
Intuisco che si sta riferendo alla loro libido. Vent’anni fa era tutto molto più facile, dice.
E’ per via dello stress, continua.
Già. Anni fa le insegnanti avevano molto più tempo da dedicare a un certo genere di cose. Non come adesso con tutti questi documenti da compilare, i programmi da rispettare, i corsi di recupero, gli sportelli, i ragazzi sempre più irrequieti da tenere a bada. Sono stanche e troppo prese da queste adempienze per concedersi altre più liete distrazioni.
Forse è anche per via dell’età media, che nella scuola avanza inesorabilmente, gli dico.
No, no, non è questo, ribatte. E’ proprio lo spirito di libertà ed allegria che è venuto meno in questi anni. La voglia di divertirsi.
Mi affaccio in sala insegnanti e non posso dargli torto. Lo spettacolo che ho davanti è davvero desolante. Sono le otto del mattino di una fredda giornata di febbraio che si preannuncia soleggiata ma l’umore generale è sotto il pavimento.
Dopo due settimane di corsi di recupero ed una dedicata interamente alle verifiche è tempo di compilare tutti i verbali.
Le prof più inquiete e indaffarate si pongono, già alle prime luci dell’alba, domande angoscianti del tipo: e se lo studente XY è stato assente il giorno della verifica, dobbiamo fargliela comunque recuperare? E il voto della verifica fa media con i voti del secondo quadrimestre? E il registro utilizzato per i corsi mattutini va utilizzato anche per gli sportelli pomeridiani? E per gli studenti per i quali sono state previste delle attività di studio individuale come si deve fare? E per gli esami di stato dobbiamo fare anche noi la domanda o no?
No, non c’è davvero più tempo per lo svago e i passatempi.
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