La psicologa del cazzo…tto

E meno male che a settembre ci aveva messo un’intera settimana per formare le tre prime di quest’anno.

Alla fine di ogni mattinata fatta di interviste, test e questionari impartiti ai ragazzi,  se ne tornava tutta entusiasta in sala prof  con decine di appunti e foglietti volanti, tutti scarabocchiati in modo così disordinato e confuso da fare persino ombra ai compiti dei miei studenti.

Attorno ad ogni nome  una nuvoletta e ogni nuvoletta collegata alle altre da frecce colorate e curiosi simboli che immagino volessero significare più o meno capacità o incapacità di sopportare l’altro per cinque minuti. Poi tabelle, diagrammi, risultati di test attitudinali e altro ancora. Insomma un lavoro altamente metodico e scrupoloso da cui ci si sarebbe aspettati perlomeno un po’ di  equilibrio.

Peccato che già il primo giorno di scuola, con le classi formate secondo le prescrizioni della guru dell’anima umana, dopo due ore di lezione si era capito il disastro che quella esperta di cervelli ci aveva combinato.

E a distanza di sette mesi mi viene da dire che se avessimo tirato ai dadi probabilmente avremmo fatto di meglio.

D’altro canto anche imbastire un pranzetto decente è cosa ardua se gli ingredienti a disposizione  sono avariati.

Proprio per questo forse sarebbe il caso di convincerci una volta per tutte che fare uso di metodologie troppo sofisticate con i ragazzi con cui abbiamo a che fare è cosa inutile per non dire ridicola.

Forse sarebbe sufficiente dividere i ragazzi sulla base delle centellinate segnalazioni provenienti dalle medie,  distribuire equamente i ripetenti, gli stranieri, i maschi,  le femmine e infine incrociare le dita. Un lavoretto di mezz’ora. Nient’altro. Insomma tentare di utilizzare altre tecniche non ha proprio senso quando ci sono ragazzi che avrebbero difficoltà di coabitazione anche con dei peluche, figurarsi con dei coetanei con le stesse accentuate manie da frustrati, psicotici, schizzati, ipercinetici e collerici.

E’ successo anche oggi.

Durante la mia ora due ragazzi si sono presi a botte. Tutto in un attimo, come al solito, mentre giravo per i banchi a controllare degli esercizi. Uno dei due si è scaraventato sull’altro con una violenza inaudita provocandogli delle vistose abrasioni al volto. E tutto apparentemente senza un motivo, ammesso che ci sia un motivo valido per scatenare reazioni di quel tipo.

Sono stufo di sentirmi così impotente, così incapace di fare qualcosa di significativo. Non a livello didattico, si capisce, ma semplicemente a livello educativo. Cercare di parlarci con questi ragazzi, di introdurli a modi di comunicare “umani” è impossibile. Sono arrivati  ad avere quindici anni e il loro modo di relazionarsi con i loro simili è lo stesso di quello degli ominidi del pleistocene. Ho la sensazione che se dovessi cimentarmi con un branco di rotweiler probabilmente otterrei dei risultati migliori.

A chi dare la colpa di tutto ciò. Non lo so, ma credo che ci siano genitori in giro che pensano che tirare su figli sia più o meno come tenere in casa dei pesci rossi o coltivare ortaggi in giardino.  Che basti un po’ di cibo,  un po’ di luce, un po’ di stracci firmati e cospicue dosi di intrattenimento televisivo a base di scemenze, sangue e cazzotti.

Nient’altro. 

In queste ore mi ritornano in mente quei foglietti della psicologa con i cerchietti e le frecce colorate. Chissà di che colore era la freccia che collegava i nomi di quei due ragazzi.

 

3 Risposte

  1. Caspita!! ma dove insegni?

  2. Colori.
    Di che colore saranno le virtù richieste ad un prof?
    A volte son quasi eroiche.

    Ciao

  3. Cioè, a voi le classi le fa una psicologa? Noi ci troviamo in gruppo di prof, parlaimao con le maestre (questo è bravo, questo è suonato, questo no con questo!, questa mettetela con quella, ecc.), poi guardiamo le schede di raccordo (questo sa leggere, questo non sa le tabelline, questo non sa scrivere, questo è perfetto, leggere scrivere e far di conto), poi guardiamo le pagelle (suffi, non suff, buono, ecc.), poi cerchiamo di mettere assieme il giudizio di Marietto “perfetto”, con il “però non sa le tabelline”, ecc.
    Poi dividiamo per livelli, cercando di capire perché uno che ha tutte le insufficienze ha un giudizio buono. Poi smistiamo per classi: chi vuole un ottimo? Ho due sufficienti, a chi mancano? Come faccimao a distribuire diciotto insufficienti in quattro classi? Ecc.
    Poi controlliamo che ci siano maschi e femmine equilibrati, che chi ha chiesto di fare cinese sia nella classe che fa cinese, e chi ha chiesto di non fare tedesco sia nella classe di francese e altre cose così. Alla fine, se ce la facciamo, accontentiamo pure Gigina che vuole stare con Mariella.
    E poi a settembre scopriamo che abbiamo messo insieme due pericolosi teppisti non segnalati, o due lolite maturate tali durante l’estate, eccetera eccetera.
    A ottobre arrivano tre nuovi dal Marocco o dall’Egitto e non sanno una parola di italiano ma hanno quattordici anni. A novembre si trasferisce uno dal paese vicino perché altrimenti nella vecchia scuola lo avrebbero sospese per quindici giorni.
    E tutti i nostri conti nel fare le classi vanno a farsi benedire.
    E voi avete la Psicologa? Che fortunati…

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