- Prof, lei è andato a votare?
- Sì, certo.
- Ha votato per quelli della sinistra, vero?
Detto così a bruciapelo, all’indomani di un plebiscito con un verdetto così inconfutabile, la domanda ha il sapore dello sberleffo e l’effetto quello di un coltello girato in una ferita aperta. Forse ho la faccia stravolta? Eppure ho dormito bene, nonostante tutto, più o meno come al solito. Con gli anni si impara a non esaltarsi di fronte ai successi e a non soffrire particolarmente per le ricorrenti amarezze.
- Perché dici così?
- Perché tutti i prof sono di sinistra.
Non è vero che tutti i prof siano di sinistra, lo so per certo. Lo si capisce da certe reticenze o da certi silenzi o ancora da certe frasi apparentemente neutre che si captano qua e là da alcuni colleghi tutte le volte che l’argomento intavolato è appunto quello della politica.
Eppure i ragazzi sono convinti che siamo tutti dei vetero-comunisti. Perché ci vedono tutti in questo modo così uniforme e spiazzante?
Forse solo perché qualcuno di noi in qualche occasione si è lasciato andare con certe considerazioni personali? Forse perché qualche loro prof ha colto l’occasione per ironizzare sul finto cuoio capelluto del Silvio nazionale, sui tacchi alti delle sue scarpe o su qualche sua battuta infelice? O forse perché l’abito fa il monaco (mai come di questi tempi) e in quanto ad apparenza molti di noi insistono a camuffarsi ancora da intellettuali fuori moda (barba e capelli anarchici, sciarpa, jeans sbiaditi, sigaretta, quotidiano sotto il braccio).
Io non credo che sia per questo.
Penso piuttosto che noi insegnanti impersoniamo qualcosa di vecchio e di snob e anche di tristemente perdente che ormai appartiene solo alla nostra categoria e, forse non casualmente, anche a una certa sinistra bislacca. Come se noi e una vecchia area politica di ispirazione laica e marxista fossimo gli ultimi baluardi di una posizione culturale che altrimenti è del tutto scomparsa dal restante tessuto sociale di questo paese.
Noi insegnanti, anche non di sinistra, (ma con noi la sinistra) siamo come dei vecchietti un po’ ostinati, un po’ nostalgici, un po’ colti e con la puzza sotto il naso, insofferenti a tutto il nuovo e moderno e dinamico che sta macinando nel costume della società da un po’ di tempo a questa parte.
Siamo gli unici a commemorare la Shoa, a parlare ancora di Auschwitz e Mauthausen (ma chi sono, due personaggi di Sturmtruppen?)
Siamo gli unici a ricordare ai giovani che in un tempo in fondo non così lontano ci sono stati i lager, i campi di sterminio, i deportati.
Siamo gli unici a manifestare per la pace, le stragi terroristiche, a celebrarne con insistenza le ricorrenze, quando altri vorrebbero nascondere le brutture della nostra storia sotto il tappeto, affossare tutto, dimenticare.
Siamo gli unici a parlare di libri, di poesia, di arte, di storia, quando altri arrivano a dire che sarebbe opportuno riscrivere i libri di storia.
Siamo gli unici ad acclamare ancora le virtù della Resistenza, nonostante il revisionismo e il relativismo di questi anni.
Siamo gli unici, nonostante il dilagare del menefreghismo e del personalismo, a credere in certi valori come la solidarietà, la legalità, l’uguaglianza, la moralità e a cercare di trasmetterli.
Siamo gli unici a parlare ancora con i giovani, perché in verità nessuno lo fa più ormai; ahimè nemmeno i loro genitori.
Siamo gli unici a mettere in discussione il pensiero unico dominante. Certo anche altre istituzioni portano avanti qualcosa di simile nelle sedi convenienti: la chiesa, la magistratura, le forze dell’ordine, alcuni intellettuali, psicologi, massmediologi. Ma questi non si trovano ad avere una platea costituita da adolescenti con l’obbligo della frequenza. Il contatto tra loro e queste generazioni o non c’è proprio o, se c’è, è puramente occasionale e basta uno zapping per annullarlo definitivamente.
Siamo gli unici a fare i conti ogni giorno e a scontrarci con questi adolescenti e loro con noi.
Siamo gli unici adulti che i ragazzi conoscono bene, forse meglio di quanto noi non conosciamo loro. Sono distratti dalle loro mille scemenze, ma hanno il tempo di scrutarci per benino e sanno molto dei nostri difetti e anche dei nostri guai.
Siamo gli unici a non essere amati dai giovani, a non essere invidiati; provano per noi sentimenti di rabbia e talora di odio.
E siamo gli unici che testardamente andiamo per la nostra strada, convinti di essere nel giusto.
Siamo gli unici che diciamo la verità a questi giovani
Siamo gli unici a non penderli per il culo con false promesse, illusioni di bellezza, di successo facile e a buon mercato.
Siamo tristemente gli unici.
Postato in: Insegnanti, Politica, Prof, Scuola, Studenti
Mi sono commossa leggendo il tuo articolo. E’ vero, siamo gli unici.
Ma attento perchè non è vero che siamo odiati dai nostri studenti. Molti di noi (è vero, non tutti, solo quelli che sono coerenti e rigorosi) sono amati proprio per tutti i motivi che elenchi tu.
Posso citare (ampiamente) il tuo articolo sul mio blog? ci metterò le virgolette e citerò l’autore
grazie di quello che scrivi, parole sante avrebbe detto mia nonna… ma anch’io come euclide peso anzi so che loro non ci odiano, perché io stessa ancora ricordo certi prof come qualcuno a cui devo qualcosa di me, qualcuno che ha inciso nella mia vita…
scusa… un’altra cosa! Vorrei linkarti sul mio blog, spero che non avrai nulla in contrario. Ho letto il post sui prof blogger e anche se non credo di rientrare in nessuna delle categorie forse sono un incrocio tra chioccia, mortificata e snob… si può?
Che sfiga, santa polenta!
Per fortuna non siamo ancora gli unici.
Non siamo soli e, se continuiamo a fare la nsotra parte, c’è un po’ di speranza: resistere, resistere, resistere.
Un bellissimo pezzo. Da stampare e appendere in sala prof (posso?).
Per chi è tra gli unici, e per chi, invece, sta cercando di scivolarne fuori.
@euclide. Hai ragione, forse non ci odiano, però ci guardano con circospezione e stupore, come se fossimo dei marziani con la pelle squamata o una specie rara di rettili in via di estinzione (e talvolta ho la sensazione che pure i loro genitori ci guardino con gli stessi occhi pieni di diffidenza).
@Palmy. Un po’ chioccia, un po’ mortificata, un po’ snob. Anch’io metterò il link del tuo blog sul mio.
@Annalisa. Fa pure, se può servire ad essere un po’ meno unici.