Facciamoci del bene

Ci stiamo avvicinando a grandi passi verso la fine di questo impegnativo (almeno per me) anno scolastico.

Di tutta la mia breve carriera scolastica mi viene da dire che questo è stato l’anno più difficile.

La scuola dove ho insegnato quest’anno era nuova per me. Dire nuova è forse un’esagerazione perché tutte le scuole in realtà si somigliano molto più di quanto non si differenzino. Il fatto è che non conoscevo nessuno lì dentro. Né gli insegnanti, né la dirigenza,  né la qualità degli studenti (ma anche questa oramai è la stessa dappertutto).

Ora una collega bene informata mi dice che le iscrizioni sono in contrazione, dunque c’è il rischio che l’anno prossimo molti di noi perdano la cattedra. Tutto dipende da quanti ne bocciamo. Se ne fermiamo troppi, andiamo sotto il numero minimo consentito e  qualche classe salta.

Dunque se vogliamo salvaguardare il nostro posto di lavoro, dobbiamo fare male il nostro lavoro, promuovendo chi non se lo merita.

Il punto è che a volere fare bene il nostro lavoro e cioè promuovendo solo quelli che hanno aperto il libro, diciamo almeno un paio di volte in tutto l’anno, bisognerebbe segare non meno della metà dei nostri allievi. Perché l’andazzo è desolante a livello generale. Non so voi, ma dalle mie parti si respira proprio un’aria da smobilitazione. A questi giovani non solo non gliene frega niente di studiare ma anzi non gliene importa un fico secco neanche di come andrà a finire. C’è come una nebbia di apatica rassegnazione che li avvolge e li soffoca dolcemente giorno dopo giorno. Un triste destino già segnato, contro il quale essi non sfoderano neanche un minimo cenno di buona volontà per opporvisi. Anche ammesso che abbiano due palle sotto la cinta, di certo non le tirano fuori quando sarebbe il caso di farlo e cioè adesso!

Confidano appunto nella bontà senza limiti degli insegnanti (che intanto per causa loro dormono poco e male e rischiano l’esaurimento) o in qualche astruso meccanismo burocratico, una sorta di indulto o amnistia generale, per cui tutti, colpevoli e non, saranno trattati allo stesso modo. A questo peraltro sono già abituati da tempo (pensiamo ad esempio ai debiti mai recuperati).

Come dite che andrà a finire?

Gli insegnanti spesso si vantano di essere l’ultimo baluardo dell’integrità, della correttezza, dell’onestà intellettuale, dell’incorruttibilità di questo paese.  Niente potrà mai scalfire i loro sani principi entro i quali sono cresciuti e di cui si sono nutriti in tutti questi anni. Ma sarà poi vero?

Non è che poi, alla resa dei conti, qualcuno di noi comincerà a pronunciare frasi del tipo:

·        Tronconi non ha studiato per tutto l’anno ma in queste ultime settimane si è proprio dato da fare (copiando di tutto, anche le scritte sui muri); va premiato.

·        Merati è lento, ha difficoltà, ma si impegna tantissimo; non possiamo fermarlo (sarebbe sacrilego come fermare la tartaruga che correva contro Achille);.

·        Cassini è fin troppo intelligente. Gli basta studiare un’ora per quadrimestre e prende otto. Promuoviamolo. (I prof sanno scorgere segni di intelligenza ovunque, persino nel cervellino delle formiche rosse)

·        Scarpa è maleducato, bestemmia e sputa in classe, picchia i compagni che gli stanno  a tiro e manda a cagare i prof che gli regalano note sul registro a ogni ora, ma non possiamo non riconoscergli il suo carisma da leader (ogni legislatura che si rispetti  porta con sé esempi altrettanto illuminanti in Parlamento).

·        Fossa è stato tutto l’anno più taciturno di un soprammobile. E’ vero, probabilmente non ha capito nulla di quanto si è fatto tutto l’anno, ma averne di ragazzi così (un po’ come avere in classe una fila di manichini)

·        Gargiulo è effettivamente il caso più problematico; è un violento, è uno psicotico, gira col coltello in tasca, suo padre lo ha abbandonato prima che mettesse il naso in questo mondo,   ma la scuola non può non farsi carico di personalità come queste. Se abbandonasse la scuola, potrebbe finire male e allora noi cosa diremmo dopo? Che ci siamo liberati di lui lavandoci le mani? Deve restare; capace che se lo promuoviamo, lui cambia e mette la testa a posto.

Ecco, se bocciamo uno o due al massimo, riusciamo ad avere le stesse classi di quest’anno.  Ragionamento liscio come un teorema. In fondo a far del bene non ci rimette nessuno. Se poi riusciamo anche a tenerci il posto,  facciamo del bene anche a noialtri.

4 Risposte

  1. Questo senso di generale apatia ed indifferenza per il futuro che si rispecchia anche nell’atteggiamento e nell’interesse per lo studio mi sembra il fattore più preoccupante di tutti. E’ evidente, generalizzato, diffuso.
    Ma non capisco perché questa generazione sia così poco incline al costruire e formare la propria mente. Perché?

  2. Il video che ho inserito nel post successivo forse è la risposta che cerchi

  3. Oddio, sì, vien da sospirare ma hai ragione. Aggiungi che io mi sento dire anche: questa è la scuola dell’obbligo, oppure: non voglio più vedermeli davanti, ’sti disgraziati.
    Non so, io quest’anno ho una ventina di insufficienze in storia e geografia nella classe nuova, e la collega di italiano si lamenta e poi mete sufficiente e buono prima che i genitori dicano che è colpa nostra. Be’, non so se è colpa mia, forse in parte sì, ma io ho fatto il possibile, e questi continuano a non studiare, a non aprire il libro, a dirmi cose turche, a incassare insufficienze e a fare ponti lunghi tra un ponte e l’altro.
    Io continuo a spiegare, e lavorare e interrogare e dare insufficienze. Se poi saranno promossi e arriveranno alle superiori, ci arriveranno come genete che è stata promossa ma non sa storia e geografia.

    p.s.: su Gargiulo posso anche essere d’accordo, ma a Tronconi, Cassini, Scarpa gli van tagliate le gambe. :-)

  4. Beati voi che siete così sicuri di sapere qual è la decisione migliore.

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