Dunque nel 2005 mi hanno rubato la macchina, con tutto quello che conteneva: un ombrello (il destino degli ombrelli è essere rubati), un paio di occhiali da sole (quel giorno c’era nuvolo), un sedile per bebè e, ciò che più mi importa in questo momento, i bollettini di pagamento della tassa automobilistica.
Perché dico questo?
Perché oggi mi arriva una lettera firmata Tributi Regionali in cui mi si fa presente (gentilmente) che non avrei pagato la tassa relativa, ma tu guarda il caso, proprio al 2005.
Beh, se te l’hanno rubata, dirà qualcuno, basta esibire una fotocopia della denuncia fatta dai carabinieri e il gioco è fatto. Sì però l’auto me l’hanno rubata ad ottobre, mentre la tassa io l’avrei dovuta pagare a luglio (e l’ho pagata a luglio!); solo che la mia ricevuta di pagamento adesso ce l’ha Arsenio Lupin.
Provo a telefonare all’immancabile numero verde, il quale mi risponde con l’immancabile segreteria registrata (voce suadente di signorina) avvertendomi gentilmente che tutti gli operatori sono momentaneamente impegnati.
Provo una decina di volte, ma la voce suadente della signorina finisce col rompermi i maroni.
Così mi viene un’idea geniale. Perché non passi per l’ufficio dove hai pagato le ultime venti tasse automobilistiche? Non sarà mai che con l’elettronica e l’informatica che adesso ti registrano anche il numero di scarpe e le volte che vai al cesso, non si possa risalire ad un qualche stralcio di prova di avvenuto pagamento?
Vado di corsa e in meno di dieci minuti risolvo (si fa per dire) la questione. L’impiegato precisino mi conferma dal suo terminale che a lui risultano regolari tutti i pagamenti.
Sospirone di sollievo.
Tiè…vorrei fare il gestaccio dell’ombrello col braccio alzato e inviarlo telepaticamente a quei fetenti dei Tributi.
L’impiegato dell’ufficio, mi fa però notare, leggendo con occhio clinico la lettera inviata dall’agenzia, che non è affatto chiaro di quale anno si stia parlando. Se del 2005 (intendendo l’anno di validità del bollo) o del 2004 (l’anno del pagamento).
Beh, che problema c’è, gli dico, mi stampi le copie di entrambi che gliele spedisco tutte e due a quei fetenti (non ho proprio detto così ma l’ho pensato).
Sarebbero otto euro per ognuna, mi risponde, quindi sarebbe meglio chiarire prima a quale anno si riferiscono.
A parte che dover tirare fuori otto euro solo per dimostrare (carta canta) che tu hai pagato ciò che ad altri non risulta mi sembra una grandissima ingiustizia; ma doverne tirare fuori altri otto (e quindi sedici in tutto) perché i medesimi disordinati di cui sopra scrivono le loro lettere in maniera incomprensibile…questo mi sembra a dir poco vergognoso.
Chiedo tempo al gentile impiegato e mi riprecipito a casa per telefonare al fatidico numero verde.
Mi risponde ancora la suadente signorina.
Guardo l’orologio. Fra meno di mezz’ora c’è Italia-Romania.
E mi dico: chi vuoi che sia quel fesso dell’Agenzia Tributi che il venerdì pomeriggio, mezz’ora prima della partita della nazionale, se ne sta in ufficio a rispondere ad una fila di incazzati neri come me?
Postato in: Pensieri vacui
Sì, sì, mi dispiace molto per tutto, il bollo, la lettera, i sedici euro… Però ho riso
E meno male che ti interessi anche di calcio. Io sarei rimasto inutilmente e sempre più nero al telefono.
Mentre ti commento ancora rido! Solidale con la tua odissea (me ne sono capitate di simili con i pagamenti ICI, due anni di seguito…) ma, come LaProf, leggendo il tuo post mi sono tanto divertita…
)
Sì, vista dal di fuori la tua avventura è divertente
anche io non sopporto quando telefoni e ti mettono in attesa per delle ore e con delle orrende musiche
Quando si dice la sfiga…