Domani l’esame

Ho fatto l’esame di maturità (io lo chiamo così anche se è demodé) due volte: una come studente e una come commissario esterno.
Speriamo che siano anche le ultime.
Una faticaccia tutte due le volte.

Da studente
Perché è un’esperienza fortissima, unica nel suo genere, che ti proietta già fuori dal guscio protettivo, materno della tua cara e odiata scuola
Perché vorresti che fosse già finito tutto quando ancora tutto deve iniziare.
Perché lo senti bene il vento che ti soffia alle spalle e sta per spingerti in avanti, chiudendo quella porta per sempre. Senti che stai per accomiatarti da certe materie che hai amato poco; che non frequenterai più certi ambienti o persone, sai già che alcuni compagni non li vedrai più, o se per caso ti capiterà ancora di incontrarli non ti appariranno più come prima.
Perché sai che il buon esito di questo esame dipende soprattutto da te
Perché quello che dovevi fare l’hai fatto e ormai non c’è più tempo per rimediare.
Perché ti senti stanco, perché sei arrivato faticosamente in quinta e, come se non bastasse, ancora ti si chiede di fare uno sforzo, un ultimo sforzo. Chissà perché poi…
Perché tutti gli stratagemmi che hai escogitato per superare l’esame ti sembrano assolutamente inadeguati alla situazione
Perché alcuni degli insegnanti che hai davanti non li conosci e hanno delle facce e delle espressioni che non ti piacciono per niente
Perché già domani ti sarai dimenticato di loro
Perché ti scappa di andare al cesso anche se oggi l’hai già fatta due volte.
Perché non vedi l’ora che sia finita e questa estate sarà la più bella di tutte

Da insegnante
Perché semplicemente il tempo non passa mai
Perché la faccenda ti appare burocraticamente fredda, mentre ti accorgi che dall’altra parte è tutta un’altra cosa.
Perché per tutto il lavoro che devi fare in questi giorni sarai pagato una miseria.
Perché i colleghi che vedi per la prima volta ti sembrano tanto vecchi, dentro e fuori, eppure grossomodo hanno la tua età
Perché malinconicamente ti viene da ritornare indietro col pensiero di qualche decennio ricordando com’eri tu al loro posto
Perché allora eri pieno di entusiasmo, aspettative, progetti, mentre ora…beh, lasciamo perdere
Perché per questi ragazzi, perché nascondercelo, tu nutri un po’ di invidia e anche un pizzico di tenerezza; perché sai che la gioia che essi proveranno subito dopo, una volta usciti in corridoio a esame finito, non la proveranno mai più in ugual misura.
Perché nell’accertare la loro preparazione sei combattuto e in fondo vorresti aiutarli; ti dispiace metterli in difficoltà anche perché preferisci mille volte insegnare piuttosto che esaminare.
Perché i giovani che hai davanti non li conosci, anche se ti sembrano fin troppo somiglianti agli studenti che hai avuto quest’anno
Perché già domani ti sarai dimenticato di loro
Perché sei stanco e vorresti che quest’estate fosse diversa da tutte le altre.

4 Risposte

  1. Beato te che l’hai fatto solo due volte!! io sono sempre nominata e questa sarà probabilmente la quindicesima volta

  2. Non so… Io per la prima volta sono Presidente di commissione e l’impressione che ne ho è di grande stanchezza (mia, fisica e mentale), di un po’ di nervosismo (mio, non mi piace perdere tempo, e ne vedo perdere tanto), di impreparazione e approssimazione (ma dai, son insegnanti da anni, non possono sbagliare una correzione o non sapere dove mettere una firma), di sobbollimento (questi ragazzini, di scuola privata, così inquadrati e pre-preparati, basta un attimo e vedi un guizzo e c’è speranza anche per loro), di stanchezza (lo so, l’ho già detto, ma sono proprio stanca).

  3. Domani per la prima volta, dopo dieci anni esatti dalla mia maturità da studente, sarò dietro la cattedra. Mi ritrovo pienamente nelle tue parole. Provo tenerezza per i miei studenti e non mi sento all’altezza, io sono quella che continua a studiare la notte.
    E la chiusa del post è di una veridicità esorbitante.
    Io sono preoccupata ed anche un pò curiosa di vivere questa cosa … in fondo è anche per me una nuova prova di maturità …

  4. Belli questi tuoi pensieri, belli e – per me – ferocemente veri ed attuali. Però, io preferirei sostenere ancora l’esame da studente, piuttosto che viverlo da docente. Invece sono anch’io “di qua” dalla cattedra…

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