La prova di matematica

Quest’anno ho avuto la grandissima fortuna (altrimenti detto “culo”)  di non fare parte di una commissione d’esame di maturità.

Ma per curiosità e anche per via di quello strano morbo che accomuna tutti gli appassionati di matematica che, cascasse il mondo, li spinge a cimentarsi in un qualunque problema o calcolo si trovino davanti, anche se idiota, ho comunque voluto dare una sbirciatina al compito assegnato per la seconda prova scritta del liceo scientifico che notoriamente è un compito matematica.

La matematica è la materia che insegno da anni sebbene non abbia mai avuto l’onore/l’onere di insegnare in un triennio di liceo. Poiché però mi è capitato anche di recente di aiutare studenti in difficoltà nella preparazione di questo esame, penso di conoscere la materia sufficientemente bene per esprimere una mia opinione assolutamente personale.

Ora, sarà che gli studenti che chiedono il mio aiuto non fanno Einstein o Eulero di cognome, ma l’idea che mi sono fatto è che effettivamente queste prove siano pensate e proposte col preciso proposito di scovare gli ultimi due, tre geni della matematica che ancora si trovano nelle scuole della cara amata penisola.

Perché è da anni ormai che ci diciamo che hanno ridotto questa scuola a un centro di raccolta per asini, burocrati e fanfaroni; perché è da tempo immemore che in tutti i test ed esami in cui vengono coinvolti gli studenti italiani per accertare le loro competenze scientifico-matematiche, questi risultano costantemente piazzati tra la penultima e la terzultima posizione di tutte le graduatorie possibili e immaginabili; perché in Italia è dai tempi di Benedetto Croce che le scienze ed i presupposti su cui esse si fondano vengono snobbati costantemente a vantaggio della retorica, dell’arte, delle lettere, della filosofia. Non me ne vogliano gli insegnanti di queste bellissime discipline, ma è un fatto (non un’opinione) che negli ultimi tre anni del liceo “scientifico” si faccia matematica tre (ripeto tre) ore la settimana (solo un’ora in più rispetto a educazione fisica!).

 

Così nella verifica mi sono imbattuto in problemi che tiravano in ballo la sezione aurea, il calcolo combinatorio, il teorema del marchese de L’Hopital, lo studio analitico di funzioni, la geometria piana e solida, il calcolo di volumi e superfici di solidi particolari, il calcolo infinitesimale, nonché derivate, integrali, limiti, calcolo di massimi e minimi di funzioni, trigonometria e via cantando. In pratica un programma che copre interamente almeno cinque anni di scuola superiore.

 

Io che ho sempre avuto la passione per questa affascinante materia come pure l’attitudine giusta per affrontarla, avrei fatto bene questa prova, così come feci bene quella che capitò a me qualche decennio fa. E non ho dubbi che ci siano ancora oggi in giro per le nostre scuole ragazzi in grado di affrontare una prova come questa. Anzi ne sono più che certo e credo che questi rari ragazzi eccellenti sarebbero stati in grado di fare anche di meglio. Ma per merito di chi? Della nostra scuola forse? Ma non prendiamoci in giro.

 

Se una prova per essere svolta richiede soprattutto estro e virtuosismo, o elevatissime capacità di astrazione nell’applicazione di modelli e teorie svolte in aula in modo spesso approssimativo, nonché spiccate abilità nel saper applicare con disinvoltura nozioni teoriche e concetti non banali nella risoluzione di quesiti altrettanto non banali, allora essa non è certo finalizzata ad individuare  il livello di conoscenza “scolastica” di una materia.    

 

La verità è che ancora una volta la scuola o chi dovrebbe rappresentarla in questi ultimi momenti di valutazione si rifiuta ancora una volta di fare la sua parte, dimostrando di non conoscera l’aria che tira nelle scuole e tirando fuori dal cilindro una prova che alla fine mostra solo quanto siano bravi e quanto si siano divertiti i docenti che l’hanno concepita.

 

Con il risultato che gli insegnanti adibiti a correggere in questi giorni le prove, si troveranno di fronte uno, due compiti svolti in maniera eccellente e cinquanta e passa compiti fatti più o meno con i piedi. E allora sarà una bella impresa per loro capire chi tra gli studenti maturandi non ha fatto niente tutto l’anno e chi ha comunque studiato con impegno e dedizione la materia senza peraltro essere riuscito a prenderla per le corna e a farla propria.      

 

Ma perché per alcuni studenti capire la matematica e ad utilizzarla nel migliore dei modi è come bere un bicchier d’acqua (pochissimi) mentre per altri (la maggioranza) è un insormontabile ostacolo, causa di frustrazione e talvolta anche di tormento?

 

Io che insegno matematica da anni, questa domanda me la pongo continuamente, talvolta attribuendo a me ed alla mia categoria (gli insegnanti di matematica) colpe e meriti spesso ingiustificati.

 

E’ imbarazzante per me dovere ammettere che non sono in grado di trovare una risposta decente a questa domanda. E leggendo numerosi libri ed articoli di personalità più titolate del sottoscritto a parlare dell’argomento, mi sono fatto l’idea che una risposta soddisfacente è ancora lungi dall’essere trovata.

 

Si noti bene che una risposta esauriente  a questa domanda permetterebbe anche di escogitare nuovi metodi di insegnamento della matematica alternativi ai metodi utilizzati oggi; così una fetta più vasta della popolazione avrebbe accesso al meraviglioso panorama che questa materia sa offrire, beneficiato attualmente solo da un’esigua minoranza di sparuti eletti.    

 

Sembra peraltro (e io confermo questa sensazione) che la disaffezione per questa materia sia ultimamente in aumento; come se crescesse di anno in anno il numero di coloro che si rifiutano di capirla, e ancor più di coloro che sono disposti a fare il minimo sacrificio per comprenderne i suoi meccanismi e le sue regole.   

 

E a questo forse c’è una risposta. Anzi ce n’è più di una.

 

Intanto crescere ogni giorno a suon di televisione, videogiochi e internet non contribuisce certo ad accrescere la capacità di concentrazione richiesta da una materia come la matematica.

 

Ma poi ci sono anche questi programmi anacronistici e assolutamente demenziali fatti di tecnicismi spesso fine a se stessi che non rendono certo la materia amabile ed attraente. Un po’ come se a dei giocatori di calcio venisse chiesto di fare solo degli esercizi di palleggio e mai una partita vera e propria. 

 

Infine i giovani sono vittime inconsapevoli di una cultura di antiscientificità improntata costantemente a scardinare tutta l’impostazione metodologica tipica delle scienze: il metodo analitico, la quantificazione dei problemi, la decostruzione, la semplificazione, l’uso della logica rigorosa, il saper distinguere gli elementi importanti di una questione da quelli secondari, il dovere del dubbio, l’astrazione, la definizione precisa di ipotesi e basi di partenza, lo stabilire dei contorni di un’indagine.

 

Di matematica fuori dalla scuola non parla mai nessuno. Gli intellettuali (e presunti tali) che sovente scrivono nelle pagine dei giornali si soffermano a parlare di psicologia, comunicazione, economia, filosofia, religione. Mai di matematica o scienze in generale se non per parlarne male, o per rimarcare ogni volta i  loro limiti nel condurre l’uomo alla felicità, alla conoscenza o alla verità. E su questo punto ci sono anche altissime personalità del mondo della chiesa che fanno il loro mestiere. Ma sono tutte balle, ovviamente, perché non c’è niente come la scienza che ha portato l’uomo ad un tale livello di soddisfazione, di benessere, di salute e di fruizione di risorse, impensabile fino a trecento anni fa, quando anche l’idea di scienza era bandita. Ma qui si aprirebbe un discorso troppo lungo che rimando ad altra occasione.

6 Risposte

  1. Io insegno al triennio di un liceo scientifico e ti assicuro che la prova di matematica era proprio facile: 5 quesiti erano quanto meno regalati. Forse i miei sono dei geni, certamente sono abbastanza studiosi, comunque hanno preso tutti tra 11 e 15 (5 hanno preso 15/15). Tutta un’altra cosa rispetto alla prova difficile dell’anno scorso. :-)
    Anche io ho parlato della prova, vieni a vistarmi

  2. @euclide.
    Sì forse hai ragione te e me ne compiaccio. Ad ogni modo girando per i forum di internet si trovano cose di questo genere:

    in classe mia la prof di matematica ha fatto il compito agli unici due che in classe ci capiscono qualcosa…e non hanno passato niente!!!

    Anke a noi i proff hanno passato tutto ma noi ci siamo uccisi x farli arrivare a tutta la classe….sembrava quasi un film comico!

    Scusate, ma come avete fatto a far girare Hopital 2008volte?
    con la calcolatrice che non si poteva usare?

    ma la formula per la pendenza dovrebbe essere senA/cosA per cento?

    …anke a me veniva una pendenza di percentuale 3.6 ke approssimato era 4 %…..cmq anke io ho iterato la regola dell’Hopital per 2008 volte…era l’unica maniera….ho kiesto successivamente e mi hanno confermato….nell’altro modo verrebbe comunque una forma di indecisione perke sarebbe infinito alla 2008 fratto 2 alla x per logaritmo ecc. ke è ank’essa sempre infintia……invece se tu dicevi ke iteri la regola per 2008 volta alla fine sopra avresti un numero gigantesco ma pur sempre un numero fratto infinito….uguale 0……….cmq anke secondo me nel ll’ultimo problema la pendenza non è 7 %….

    io ho copiato.

    è stata una gran copiatura…..speriamo bene!!!!

    E poi anche quelle foto con gli esercizi comparsi su internet già alle nove di mattina con la calligrafia nervosa ed i calcoli privi di incertezze… a me sembrano tanto opera di qualche solerte insegnante…Viva l’Italia.

  3. Non entro nel merito della prova, non essendo nè insegnante nè maturanda non mi sono informata. Posso però dire qualcosa sulla matematica: L’ho amata per tutte le scuole medie per i primi due anni delle superiori matematica, fisica e chimica sono state le mie materie preferite poi il vuoto, in tre anni ho cambiato 9 professori (solo per la matematica, tre o quattro per le altre due materie), non è stato possibile seguire programmi in modo sensato si iniziavano argomenti che la settimana dopo il nuovo professore lasciava cadere nel dimenticatoio, i professori erano spesso troppo giovani, neolaureati, incapaci di tenere con polso fermo una classe di adolescenti. Non ero un genio ma una studentessa nella media, risultato? Non sono diventata ingegnere come sognavo ma sociologa…
    Per capire la matematica occorre ordine e metodo e la scuola italiana purtroppo non ne ha, l’unico ragazzo che conosco che abbia continuato era un genio, (olimpiadi di matematica e dottorati all’estero per capirci) non sono i ragazzi che non amano le materie scientifiche è la scuola italiana che gli impedisce di amarle.

  4. @uffaproff: purtroppo la maggior parte di quelli che partecipano a quei forum che citi tu sono somari, intesi come studenti che studiano molto poco. Basta assecondare questi soggetti, gli studenti devono studiare. La questione dell’applicazione di DL per 2008 volte non è altro che la prima applicazione del teorema che si fa: risoluzione del limite di x^n fratto e^mx

    @kay: mi dispiace per la brutta storia scolastica che racconti. E’ vero, per capire (e imparare) la matematica ci vuole metodo e studio. Occorre studiare le formule e i metodi risolutivi, la sola risoluzione di esercizi non è sufficiente: purtroppo non tutti i miei colleghi docenti la pensano allo stesso. modo

  5. ho speso 1/4 dei 3/5 dei soldi che avevo in tasca. Se raddoppio la parte che mi è rimasta vincendo al gioco, quale frazione di soldi mi ritrovo?

  6. Se hai speso 1/4 dei 3/5 vuol dire che hai speso 3/20 di quel che avevi in tasca. Dunque ti restano 17/20. Se raddoppi vincendo al gioco, ottieni 17/10 di quel che avevi all’inizio. Dunque hai incrementato del 70% le tue ricchezze. Sempre che abbia capito bene.

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