Dunque il ministro Gelmini, con un colpo di mano, ha reintrodotto il voto di condotta. Non che prima non ci fosse, c’era eccome, solo che non serviva a un’emerita mazza.
Durante gli scrutini c’era la solita discussione farsa (dicesi anche aria fritta) sul voto in condotta da dare ai soliti scassaminchia.
Interminabili panegirici tra colleghi sofisti e scacciamosche circa il significato recondito di quella parola desueta (condotta) che in realtà sa più di scarico del cesso che di buona e civile educazione.
Ad ogni modo la prof Gelmini (non lo è, ma con quegli occhialini da tenera maestrina e con quel cognome ci si avvicina tanto…) ci ha messo del suo e dal letterario e proverbiale sette in condotta, con un salto da trapezista, è passata direttamente al cinque, lasciando ai prof (quelli doc) una più ampia scelta di opzioni da assegnare agli scassaminchia di cui sopra.
Si potrà cioè optare anche per i sette e sei in condotta, taglienti quanto inutili ai fini della bocciatura.
Ma a parte le battute di circostanza, credo comunque che tutto ciò sia una buona cosa. Un passo obbligato voglio dire, visti i tempi che corrono.
Naturalmente poi la patata bollente passerà come al solito ai prof e alla loro proverbiale capacità decisionale; se cioè sia opportuno dare l’insufficienza in condotta oppure no a chi allaga le scuole, così tanto per ridere, o infila nella pancia del compagno un coltello da cucina o ancora spaccia bustine di crack e coca per i corridoi come fossero figurine di Dragonball.
E sinceramente faccio fatica a comprendere chi non è d’accordo con questo provvedimento sacrosanto marchiandolo con un colore politico (che presumo piuttosto scuro e tendente al nero).
C’è questo simpatico passatempo (tutto italico secondo me) a dare una colorazione politica a ogni aspetto della vita civile, tipo fare la doccia è di destra, fare il bagno in vasca è di sinistra.
Farsi le pippe è di destra o di sinistra? Chiedo al popolo della sinistra (di cui tra l’altro faccio parte) di lasciare da parte la politica per un attimo (e anche le pippe) e di guardare in faccia la realtà.
Poi ho sentito che bollono in pentola anche altre novità, tipo l’introduzione dell’educazione civica come materia scolastica (comprensiva dell’educazione stradale, così i nostri eroi non avranno motivo di sbirciare sotto il banco il manuale per il patentino della moto), i grembiuli obbligatori, il ritorno ai numeri al posto dei giudizi sintetici e il freno alla rieditazione (bello questo nuovo vocabolo, che mi ricorda tanto l’immagine di un dito medio ostentato più e più volte) dei testi scolastici.
Tutte queste cose, cara professoressa Gelmini, sono davvero simpatiche e forse anche utili, ma sono provvedimenti che non costano niente. Assolutamente a costo zero per le casse dello stato e per il suo ministero. E quelle azioni che dovrebbero comportare invece delle significative iniezioni di denaro fresco da parte dello stato a vantaggio della scuola dove sono? Arriveranno a breve? Possiamo stare tranquilli?
Intanto c’è questa proposta ventilata dell’insegnante unico alle scuole elementari che molti testimonial della carta stampata si affrettano a descrivere nostalgicamente come il fantastico ritorno alle origini ed alla mitica scuola italiana di un tempo.
Poi ancora si parla di riduzioni dell’orario scolastico (anche delle superiori).
Riforme queste che non capisco se siano necessarie alla scuola oppure alle casse dello stato visto che sembrano finalizzati esclusivamente ad una riduzione dei costi con chiaro danno dell’offerta di istruzione.
E per finire quelle decine di migliaia di colleghi precari che lavorano nella scuola da decenni (magari prossimi alla pensione) e che ancora non vedono riconosciuto uno straccio di assunzione definitiva. C’è una bella e impietosa foto sul Corriere di oggi che li ritrae accalcati all’interno di un corridoio scolastico di Milano mentre, sconsolati, aspettano di aggiudicarsi un posto da precari anche per quest’anno.
Altro che investimenti…prof Gelmini.
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Sul voto di condotta, mi trovi d’accordo. In certi casi davvero gli scassaminchia la scassano più del sopportabile e allora lo devono pur capire che c’è una conseguenza ai loro comportamenti! Per il grembiule, mi sembra una cosa né carne nè pesce, il dibattito non mi appassiona più di tanto, semmai il camice lo vorrei io per non dover decidere ogni giorno come vestirmi ( e mentre che ci siamo vorrei anche le pantofole modello infermiera). Per i numeri al posto dei voti, sono d’accordo se non altro per avere a disposizione anche il 5, il 4, il 3 e il 2 e non solo il Non Sufficiente di oggi. Per la rediviva Educazione Civica ok, ma la ministra si è dimenticata di dare alla cattedra di Lettere l’ora in più per insegnarla con il risultato che così dovremo tagliare da qualche altra parte in un monte ore già messo a dieta dalla Moratti. Ma per l’educazione stradale, te lo dico molto sinceramente… mi rifiuto. Mi dà sui nervi che debba insegnare anche questo, facciano la scuola guida…
cara uffa prof, mi piacerebbe fare quattro chiacchiere con lei.
mi chiamo celestina e lavoro per un programma tv, probabimente ci occuperemo di scuola e mi piacerebbe chiarirmi un po’ le idee.
Mi trova alla mail pistillo.celestina@libero.it
Concordo!
Buon inizio scuola…
odio l’educazione stradale. anche perché molti fanciullini vengono comodamente a scuola nei grossi SUV dei loro genitori…