L’ora buca

Signore e signori, ecco a voi un’espressione linguistica che non trova analogie in altre professioni o luoghi di lavoro, siano essi uffici o fabbriche o ipermercati.

Trattasi della famosa “ora buca” dell’insegnante che altro non è se non un intervallo di tempo (che in verità dura un po’ meno di un’ora) piazzato giusto in mezzo a due ore di lezione. 

Le ore buche sono l’evidente risultato di un’imperfezione nella stesura degli orari scolastici; dei bug (o buchi appunto) che, nonostante l’ausilio di tecnologie informatiche sempre più sofisticate oggi messe a disposizione dalla scienza moderna, i membri delle commissioni orari non riescono mai a colmare.  Il fatto è che in certi casi le ore buche sono così numerose che l’orario somiglia tanto a quei formaggi Emmental coi buchi così grossi che il formaggio quasi non si vede.  

Gli insegnanti però sanno sempre come occupare il loro tempo prezioso. E infatti tali buchi temporali vengono dedicati dalla stragrande maggioranza di noi docenti ad una serie infinita di attività scolastiche che vanno dalla correzione di compiti, alla compilazione di verbali, alla stesura di relazioni, al controllo dei voti nei registri. Un fervido ed impegnativo lavoro dunque, che però non compare mai  nella definizione delle ore lavorative di un insegnante (quelle restano sempre le proverbiali diciotto ore settimanali!), né tanto meno nei contratti e nelle relative retribuzioni. 

Talvolta invece l’ora buca serve a ridare semplicemente  un po’ di vigore (la macchinetta del caffè in questo caso è un ottimo sostegno) in vista di un ritorno in classe in forma smagliante; perché gli insegnanti, lo sappiamo, devono essere soprattutto carismatici, per fare colpo sui loro bravi studenti. Se no, l’audience cala vistosamente.

Per la verità di recente  ho scoperto che anche i piloti dell’Alitalia hanno le loro ore buche (tra un volo e l’altro), con la differenza che loro i buchi sanno bene come colmarseli: fantastiche ore di libertà trascorse tranquillamente a fare shopping nelle più belle capitali d’Europa, che so, a Parigi, ad Amsterdam o a Londra.

Noi poveri insegnanti invece le nostre non-ore  dobbiamo sempre spendercele in quel non-luogo che è l’austera sala prof.

Tali ore buche vengono vissute e menzionate dagli insegnanti come delle vere e proprie disgrazie.

- Tu quante ore buche hai quest’anno? Solo quattro? Beata te, io ne ho cinque, senza contare l’ora di ricevimento.   

- Eh, sì anch’io l’anno scorso ne avevo così tante, ed è stato un inferno.

Ma in fondo non è poi così male sapere di avere un’ora buca, magari dopo l’intervallo lungo, quando scruti tutti gli altri tuoi colleghi, con la faccia triste da funerale, dirigersi mesti verso la loro classe trascinando pesantemente i piedi sul pavimento. E tu invece, eccoti da sola in sala prof, a gustarti un’oretta di silenzio, tutta per te, con la prospettiva di leggerti un capitoletto di quel bel romanzo che serbi gelosamente in borsa.

Ed ecco che, non appena ti sei accoccolata sulla sedia ed hai aperto il libro sulla pagina  del nuovo capitolo, arriva la bidella con un foglietto firmato della presidenza.

- C’è un’ora di supplenza per lei – ti dice e ti guarda perfidamente  per vedere se riesci a conservare il sorrisetto ebete che avevi fino ad un secondo prima.

 

4 Risposte

  1. ehehe a noi ne hanno date 3 obbligatorie di orebuco che poi son ore che siamo a dipsosizione delle supplenze. Solidarietà

  2. io ne ho 4 sparpagliate ovunque… più quella di ricevimento… ma mi va bene così, ho sempre qualcosa da fare…. oltre a quelle 18 ore! eh eh

  3. Sono attimi in cui commetterei un “bidellicidio”. Ho un’ora-buca e due a disposizione, cioè a supplenza.
    Grgrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

  4. melchisedec…potrebbe essere la trama di un giallo. Una bidella viene trovata morta ammazzata in sala prof. Il commisario indaga e finalmente scopre che un’insegnante è senza alibi, … aveva l’ora buca ! E l’ora buca che si trasforma in ora di supplenza potrebbe essere anche un valdo movente per un omicidio.

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