Catto-Comunista cercasi…disperatamente

Leggo in diversi blog di miei colleghi insegnanti che la scuola sarebbe un covo di catto-comunisti.

Confesso innanzitutto che il significato di questo appellativo double face mi sfugge. Non capisco cioè se il covo in questione sia popolato da esseri umanoidi con il doppio cappello del cattolico e del comunista o se esso sia il comune luogo di ritrovo tanto di persone di fede (cattolici appunto) quanto di mangiapreti (i soliti red devils) e dunque di persone in sé profondamente diverse nell’animo e nell’anima. E’ insomma questo abbinamento che mi spiazza.

Io per esempio non credo di essere mai stato un bravo comunista. Ad esempio non mi sono mai fregiato di tessere di partito o sindacali, non ho mai partecipato a manifestazioni o a scioperi, mai tirato molotov, mai simpatizzato per movimenti extraparlamentari, no-global o pacifisti, mai distribuito volantini davanti ai cancelli delle fabbriche o venduto porta a porta copie dell’Unità. Quanto alla mia fede cattolica, beh a sentire la domenica mattina il prete del mio paese con i suoi sermoni terrificanti, ne dovrò fare ancora parecchia di strada prima di potermi definire un bravo cristiano. Comunque diamo tempo al tempo.

Detto questo, trovo che questa questione puzzi un po’ di marcio. Vi si subodora cioè lo stesso lezzo che si è soliti respirare nelle aule di scuola (di vecchia muffa appunto) e forse è proprio per questo che certe definizioni stereotipate e demodé vengono affibbiate con imperterrita ostinazione e in ogni occasione agli impiegati della scuola pubblica o trovino sempre persone convinte della loro autenticità; nonostante, verrebbe da aggiungere, il tempo passi inesorabile e, anno dopo anno, ci si ritrovi noi tutti ahimè con i capelli sempre più radi o sempre più canuti.

La verità è che c’è qualcuno in questo paese che si diverte a rinverdire vecchie ideologie per il proprio tornaconto politico e finge di vedere kmer-rossi aggirarsi anche dentro la vasca dei pesci o dietro gli scaffali del supermercato, dimenticando che persino quelli autentici (i comunisti di un tempo voglio dire, i tedeschi della DDR, i russi col colbacco di astrakan, o i cinesi dagli occhi a mandorla) hanno pensato bene di buttare tutto alle ortiche passando ad altre più goderecce convinzioni.

E la verità più sconcertante è che c’è sempre qualcuno che ancora ci casca e ci crede.

E’ vero, c’è ancora la scuola delle sigle sindacali, la scuola con le bacheche e l’affissione di documenti ciclostilati, di volantini scritti con un linguaggio da barricata, che parlano di malcontenti generalizzati, che invitano alla disubbidienza (ma va?) e alla protesta collettiva.

E’ tutto finto, ragazzi.

I sindacati lo sanno bene che non possono più permettersi di proporre una giornata di sciopero che non sia un venerdì, perché solo di venerdì si può indurre gli insegnanti a fare un bel ponte attaccandolo col sabato e la domenica, sanno che alle assemblee sindacali gli insegnanti ci vanno perché è pur sempre meglio sentire un pirla che ti parla dei rendimenti del fondo Espero e della rava e della fava (ed essere pagati ugualmente) piuttosto che stare in classe a fingere di far lezione a degli scalmanati.

Ormai la scuola si è svuotata di tutto, anche di quella bislacca stampella politica che dava ad alcuni di noi l’idea che la scuola fosse giusta così, nonostante tutto, in nome di una solidarietà sociale e di un egualitarismo oltremisura e che per questo andasse difesa. Ormai nessuno ci crede più a queste baggianate, nessuno ci capisce più niente e anche se arriva un ministro travestito da maestrina che taglia metà degli insegnanti, c’è un sacco di gente (dentro la scuola) che pensa: beh, in fondo non ha tutti i torti.

Altro che scuola covo di catto-comunisti.      

Ma non è solo nella scuola che è così. In tutta la pubblica amministrazione la gente pensa solo a se stessa, aggrappata al proprio quadrato di sicurezze o al massimo alla sistemazione dei propri figli. E ancora c’è chi vede in tutti questi peones la longa manus dei nipotini di Stalin, una massa di trotzkisti in attesa di un’imminente rivoluzione. Nascosti ovunque, nelle sale prof così come nelle aule dei tribunali o nelle corsie degli ospedali.

Ma quando mai? 

I catto-comunisti sono solo un’invenzione lessicale.

E poi le elezioni politiche ce lo dimostrano ogni volta. O forse sbaglio?

Semmai è vero proprio il contrario e quando dico che questo paese, in tutti questi anni, non ha mai (proprio mai) smesso di essere fascista nel suo intimo, credete che mi sbagli di tanto?

Naturalmente ci sarà un sacco di benpensanti che non sarà d’accordo. E dirà che sono io il catto-comunista. Gente che adesso si frega le mani nel vedere la sinistra veltroniana che boccheggia, alla ricerca di un senso alla sua esistenza politica.  Gente che finge di non vedere e non sentire i giovani a scuola  e fuori di scuola quando confondono e mischiano tutto, gli ebrei, i negri, i musulmani, i rom, gli albanesi, i magrebini, i terroni e di tutta questa gente vorrebbero farne un bel falò in nome di un’identità nazionale magari venata di un finto cattolicesimo costruito su misura.

Gente che non vuole tra i piedi altra gente sozza e morta di fame venuta da chissà dove. Gente che  poi la domenica corre in chiesa a fare la comunione. Gente che dà l’otto per mille alla chiesa cattolica e poi alza le spalle quando il tiggì dice che qualcuno ha appiccato il fuoco ad un campo rom.      

Anni e anni dietro una cattedra dedicati al ricordo di chi è morto per la liberazione di questo paese e per la sua democrazia, alla celebrazione di giornate della memoria, alle feste di liberazione, per i diritti dei lavoratori, eccetera, eccetera, ecco cosa hanno prodotto.  

Quello italiano è un popolo che riesce a trasformare i propri tremendi difetti in pregi incredibili. Raccontandosi un sacco di balle. Come siamo bravi noi italiani, ad arrangiarci sempre, in mezzo a mille difficoltà. Così siamo bravi a ridere del nostro impareggiabile disordine o della nostra cafonaggine od ignoranza ed a vantarci per come siamo invece capaci di conviverci, là dove altri popoli non ne hanno il bisogno semplicemente perché sono più ordinati di noi, più educati e più istruiti.

Ma mi sta bene così. E’ da tempo che riesco a guardare tutto col dovuto distacco. Me ne sto rannicchiato in un angolo della barcaccia che tira su acqua e affonda lentamente. Aspetto in silenzio non so che cosa, mentre gli altri fanno baldoria.

Nella speranza che non debba mai pentirmi per questo mio torpore. 

4 Risposte

  1. I comunisti son quasi scomparsi. I cattolici, in apparenza, ci sono ancora, ma bisognerebbe veder bene.
    Però c’è ancora tanto da fare. E c’è ancora la lotta di classe: la fanno i ricchi contro i poveri.
    Infischiamoce di chi sbandiera spauracchi, ma non smettiamo di sperare e resistere.

  2. Bello il suo blog, professore, ma non vedo commenti. Possibile mai che non se lo fili nessuno? Non ci credo!

    Vedo che pure lei cita i khmer Rossi. Non è che per caso ha letto l’articolo sulla pedagogia del prof. Giorgio Israel?

    Quanto talento sprecato mostra quell’uomo eh?

    E per giunta con questi chiari di luna dovrebbe pure fare la riforma. Ahi poveri noi.

  3. Eh, caro Fabio, questo è un blog di nicchia per gente dai gusti raffinati…

  4. TRIONFI LA GIUSTIZIA PROLETARIAAAAAAAA GUGGINIIIIIIIIIIIIIIII

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