Mosca o zanzara?

La domanda, amletica, viene posta all’improvviso durante un’ora buca tra colleghi, in una delle tante sale prof che costellano la nostra penisola.

E pur dovendo optare tra due animaletti per i quali, ammettiamolo, nutriamo davvero scarsa simpatia, non si tratta in verità di un quesito privo di interesse. Non fosse altro che già in recenti occasioni, ben più importanti, siamo stati costretti a scegliere tra due o più animali (politici) per i quali avevamo e abbiamo una repellente considerazione.

Ma non mi dilungherò oltre a cincischiare e vi dirò subito come la penso: dovendo scegliere, io voterei senza dubbio per la Signora Mosca.

Ed ora vi esporrò sinteticamente tutte le mie ragioni.

La mosca è un’animale atavico, antico quanto la specie umana, vola sopra i nostri ricordi di quando eravamo tutti bambini,  i sapori e gli odori di una volta, della merda di vacca, delle stalle, delle porcilaie, della frutta marcia, della carne irrancidita.

Cose a cui oggi siamo poco abituati, avvezzi come siamo agli acquisti e ai consumi rapidi, ai cibi surgelati e ben conservati, agli imballi degli alimenti asettici e antibatterici, alle pellicole trasparenti, alle vaschette di alluminio, alle insalate già lavate, già sminuzzate, conservate in buste sigillate o in atmosfere controllate.

La zanzara è invece un animaletto tutto moderno, gioia e meraviglia degli evoluzionisti, frutto di misteriosi incroci genetici, del DDT, nonché del turismo transcontinentale di massa; che ha portato alle nostre latitudini una bestiolina affilata e affusolata, aerodinamicamente perfetta, dalla nomenclatura spesso esotica quanto bizzarra: zanzara tigre, che ci ricorda la sua origine africana,  zanzara culex  (che ci ricorda qualcos’altro), zanzara chikungunya (che ci ricorda un che di sibillino e catastrofico sul punto di caderci sulla testa, un po’ come Zarathustra).

La mosca è insetto fastidioso, d’accordo (essere noiosi come una mosca si dice), ma rompe i coglioni e basta. La vedi che gira schizofrenica per la casa, mezza pazza, ora che si posa sul tuo naso, ora timidamente adagiata sul bordo del piatto con il sugo, ora sulla pagina del tuo libro, forse animata dalla curiosità di conoscere anche lei il significato di tutte quelle lettere nere che tanto le somigliano.

La zanzara invece è machiavellica, precisa e determinata, tutta orientata al suo unico obiettivo: succhiare il sangue di chi le sta a tiro.

Colpisce nel cuore della notte, come un ladro, scovando con il suo radar ultratecnologico i due centimetri quadrati della tua epidermide che hai  malauguratamente lasciato privi di una adeguata copertura.

E non ci consola, il mattino presto, ancora esausti  per la lunga notte passata in trincea, scorgere sul muro appena tinto di bianco quella schifosissima macchia rossa, sangue del tuo sangue.

Ma io scelgo la mosca anche perché c’è una sostanziale differenza per come l’uomo si difende da questi due animali rompicazzi.

Contro la zanzara si sono scatenate le forze e le energie distruttive delle multinazionali della chimica: hanno dichiarato guerra alle zanzare società del calibro di Bayer, di Union Carbide, della Monsanto, della Dow Chemical. E con risultati piuttosto scarsi, per quel che ci è dato vedere.

Contro la mosca invece le strategie difensive sono rimaste quelle di sempre e molto diverse a seconda della regione, anche questo a testimonianza di un rapporto antico e fraterno con questo simpatico animaletto, legato al territorio, alle tradizioni, ai costumi locali e alla buona tavola.

Così in Francia si fa largo uso della famigerata tapette, strumento infallibile che presenta l’unico inconveniente di dover poi raccogliere i pezzi di cadavere rimasti spiaccicati sull’arnese. Così in Svizzera ed in Austria si ricorre alle carte appiccicose incollate al soffitto della cucina, che non sono proprio un belvedere ma questi due bei paesi hanno dalla loro ben altri panorami con cui distoglierci.  Passando per la Slovenia e la Croazia, paesi i cui abitanti hanno imparato a coesistere pacificamente con questi svolazzanti intrusi, persuasi, forse dalla loro tribolata storia nel cuore dell’Europa e dei Balcani, a convivere tra le mille diversità etniche e culturali.

Per giungere infine alla nostra amata patria Padania, dove alle sagre della porchetta, le camicie verdi fanno a gara a chi, con una sola mano, riesce a catturarne di più.

Insomma così come la zanzara non è roba nostra, perché viene da paesi e culture lontane che non ci appartengono, un po’ come le scarpe da ginnastica vietnamite, i palloni di cuoio pakistani, i giocattoli costruiti in Cina o gli extracomunitari che sbarcano sulle nostre spiagge; così la mosca invece è tutta nostra, nordica, mitteleuropea e cristiana.

E potrei ancora deliziarvi elencandovi le straordinarie caratteristiche della mosca nostrana, la sua linguetta lunga e attorcigliata ad esempio, o i suoi begli occhioni poliedrici, grazie ai quali, mentre si pulisce le pelose zampette anteriori, riesce a scrutarsi anche il buco del culo, o la sua straordinaria fama cinematografica che è riuscita a ritagliarsi in decenni di fiction di successo. Vi ricordate quel capolavoro di film americano “The fly” datato 1958 e l’altrettanto meraviglioso remake del 1986 di David Cronenberg con la bella Geena Davis?

Tutti film da non perdere, mi raccomando.

Una Risposta

  1. Anch’io scelgo la mosca, senza esitazione. Pensa che da bambine mia sorella e io ci giocavamo anche, cimentandoci in originali esperimenti scentifici: quando si posavano sui vetri delle finestre, le catturavamo con le scatole trasparenti dei formaggini (quelli “belpaese” per intenderci) poi le infilavamo nel congelatore per qualche minuto e quando non davano più segni di vita (in posizione zampette all’aria con corpo rattrappito) le “resuscitavamo” al sole…

    Avrei soltanto un’obiezione: la zanzara potrà anche non essere “roba nostra”, ma da quando lo è diventata fa parte delle camicie verdi anche lei (le risaie Uffa.. prof! le risaie!).

Lascia un commento