La repubblica delle mamme

Qualche giorno prima di Natale ricevo una telefonata. Sono la mamma di un ragazzo che frequenta l’università, dice. Avrebbe bisogno di un po’ di lezioni in matematica ed economia. Lei potrebbe?  Oppure se conosce qualche collega disposto anche a  venire da noi…perché sa, noi, continua, abitiamo fuori città e per mio figlio, lei capisce, spostarsi dalle nostre parti  è difficile. Ma per  quel che riguarda la tariffa oraria…non ci sono problemi eh…

Davvero ammirabili queste mamme che si fanno in quattro per risolvere i problemi dei loro  figli.

Me lo immagino questo ragazzotto ultraventenne seduto al bar dell’università mentre organizza feste e veglioni in compagnia dei suoi simili o,  annoiato, segue una lezione di marketing rimandando l’esame di economia all’infinito o ancora, se ne sta a letto fino a oltre mezzogiorno, al calduccio, sotto una decina di coperte, con lo stereo a tutto volume, mentre la sua mammina gli ha già preparato la spremuta e le brioche calde e si preoccupa per il suo pargolo e per i suoi esami.

Alla Bocconi ho saputo che prevedono persino dei colloqui con i genitori degli studenti. Perché hanno capito che l’utenza è sì facoltosa ma sempre più immatura e sempre meno capace di badare a sé stessa.

So di mamme che a casa fanno ricerche su internet per i loro figli, preparano relazioni, tesine, traducono versioni di latino e altro, mentre loro, i fancazzisti, se ne stanno a giocare con le play, chattano, ascoltano musica o passano ore in palestra a specchiarsi e a gonfiarsi i bicipiti.

E queste generazioni di giovani che lamentano  di essere escluse dalle posizioni più importanti della società, sembrano avere sempre meno voglia di prendere in mano la loro situazione personale, anche se si tratta di farsi un panino o prepararsi per un esame.

Che dire? Non ho potuto aiutare quella brava mamma, né tanto meno il suo pargolo, che non ho conosciuto in quanto non si è preso la briga di venirmi a chiedere lui l’aiuto di cui ha bisogno e che, proprio per questo però, è come se già lo conoscessi.

Ahimè, la nostra è sempre più una repubblica fondata sulle mamme.

L’economia di questo paese si regge sull’energia messa in campo da queste donne energiche che non conoscono la fatica e farebbero carte false pur di aiutare i loro figli (e figlie) e vederli felici e realizzati.

Anche quando quelli saranno più che adulti, anagraficamente, e con gran fatica (dei loro genitori si intende) si saranno presi l’appartamentino tutto per loro, e magari alla fine avranno deciso di convolare a giuste nozze, le loro mamme non si arrenderanno. Continueranno a rammendare i loro calzini, a lavargli le mutande, a pulire i loro fornelli, a lavare i vetri delle loro finestre, dare aria alle loro camere, cucinare il ragù alle loro figlie.

E alla scuola elementare dei miei figli vedo un esercito di nonne ancora in gran forma che va a prendere i nipotini, provvede alla loro salute e alla loro crescita. Mentre le figlie (e i figli) pianificano le loro vacanze estive ai Caraibi  o fan finta di sgobbare fino a tardi in qualche ufficio del centro. 

4 Risposte

  1. o fan finta di sgobbare fino a tardi in qualche ufficio del centro.

    Premesso che di pargoli fino a tarda età, come quelli descritti ne conosco e poco manca che anche nelle università statali introducano i colloqui con i genitori, non posso che essere pienamente d’accordo con il taglio del post, specie in merito a quelle giovani mamme che se ne vanno in vacanza o mollano ancora il pargolo dalla nonna perché hanno ancora voglia di andare in discoteca, ma il discorso del lavoro è assai più delicato e ci andrei cauto.
    Sgombrata la mente da ogni sospetto di fannulloneria lavorativa perenne, che nell’era Brunetta sembra andare molto di moda, andrei decisamente piano a dire che talora si fa finta di sgobbare fino a tardi in un ufficio.
    E’ il caso di molte donne che conseguito un titolo di studio si mettono a lavorare in posti di grande responsabilità, vedi una mia amica ingegnere, dove spesso ti trattengono veramente sino a tardi e non c’è nulla da fare. Perché nella ricca Milano, “si lavora” o almeno così dicono ad ogni piè sospinto. Non dimentichiamoci di quelle che sono costrette a firmare una lettera di licenziamente praticamente in bianco con l’impegno di non farsi ingravidare dal marito. Perché l’importante per le aziende è andare avanti. Ai colloqui di lavoro se dichiari che vuoi lavorare presso di loro per guadagnarti onestamente la pagnotta sei escluso perché non sufficientemente motivato. Devi mentire recitando che sin da piccolo volevi occupare quella sedia e quel posto perché l’ambiente è stimolante e altre menate del genere.
    In una società dai molti conflitti, si fa passare per problema l’essere genitori e lavoratori al tempo stesso.

  2. Sono una madre degenere. Non ho neanche tradotto la versione di Sallustio alla figlia media. E non preparo mai il pranzo al figlio piccolo (14 anni).
    Però alla figlia grande ho fatto l’etichetta per il CD.
    Andrò ugualmente nel paradiso delle mamme?

  3. @Fabio. Sì, in effetti c’è gento in giro, in particolare a Milano, che lavora forte. Io per esempio.

    @LaVostraProf. E appunto, non avevo preso in considerazione le mamme prof che sono una spremuta di pura energia. Paradiso assicurato per tutte.

  4. Vi prego: se dovessi diventare una madre così, fatemi fuori a vista con qualsiasi mezzo cruento senza pietà!

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