Nelle classi dove insegno, manco a dirlo, il crocifisso non c’è. Nemmeno un santino o un’immaginetta sacra da usare come portafortuna. Niente.
Faccio lezione in aule senza ornamenti; come quegli appartamenti ultramoderni dove l’arredo è ridotto all’essenziale e dove il poco che c’è serve sempre a qualcosa.
Così ci sono i banchi, le sedie, una cattedra, una lavagna e un cestino per le cartacce. Il gessetto bisogna che l’insegnante lo chieda alle bidelle che lo custodiscono gelosamente in un armadio chiuso a chiave, perché c’è solo una scatola e quando finisce quella, chissà quando ne ricomprano un’altra. Anche il cancellino (che serve per cancellare la lavagna) qualche volta sparisce. Ma in questo caso la colpa è dei ragazzi che se lo lanciano nell’intervallo come fosse una palla e qualche volta finisce fuori dalla finestra e addio.
Le pareti sono sobrie e disadorne. Le cartine geografiche non ci sono più da quando è caduto il muro di Berlino; avrebbero dovuto comprarne di nuove ma, si sa, per queste cose i soldi non ci sono mai. Niente quadri, né poster, né foto. In qualche classe c’è un calendario, poi una piantina della scuola con le vie di fuga, qualora fossimo colti di sorpresa da uno tsunami o un terremoto (ma non è un optional, è un obbligo di legge).
Il crocifisso, come dicevo, non c’è. Nessuno ne sente la mancanza evidentemente, nemmeno gli insegnanti di religione che pure potrebbero (e forse dovrebbero, se non altro come provocazione). Forse temono la perspicacia di questi giovani studenti che, trovandosi tra le mani un oggetto così ricco di significati simbolici, chissà cosa sarebbero capaci di farne.
Dio però c’è. I miei studenti lo citano spessissimo. A sproposito, si capisce, ma lo citano continuamente, in tutte le salse e in tutte le storpiature possibili. Bestemmiano sempre di più questi giovani. Chissà perché. Sempre meglio dell’indifferenza, potrebbe dire qualcuno e, volendo essere magnanimi, potrebbe essere inteso persino come un segno di fede.
In una classe, esattamente sopra la lavagna, là dove trent’anni fa ci sarebbe stato appeso un crocifisso, ci hanno disegnato un bel simbolo fallico che nessuno (forse per falso pudore) ha osato cancellare. Pure questo è un simbolo. Un simbolo che testimonia molto bene la bestialità arcaica dell’uomo come pure la sua tragica modernità, la cui forma ricorda ancora vagamente quella di un crocifisso e anche questo, volendo essere magnanimi, potrebbe essere visto come un segno di fede. O no?
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