Caro Presidente mi genufletto davanti a lei e le chiedo perdono.
Qualche volta, lo ammetto, ho peccato anch’io, sono stato tagliente nei suoi confronti e soprattutto nei confronti dei suoi servitori, anche nelle pagine di questo blog, ma adesso basta, ho deciso.
Voglio essere anch’io un suo umile servitore.
Le dimostrerò grande fedeltà e soprattutto farò di tutto per non deluderla.
Mi sono rotto di scassarmi la minchia lavorando con dei pirla come me, facendo da anni sempre lo stesso mestiere per quattro euro in una scuola in cui raccogliamo dentro un secchio la pioggia che filtra da oltre il soffitto.
Ambisco a qualcosa di più.
Vorrei finalmente volare alto.
E proprio per questo almeno questa volta non farò il timido ed esprimerò il mio desiderio apertamente.
Una volta tanto voglio tirare fuori le palle e la superbia che è in me.
Vorrei far parte del suo staff, signor presidente.
Certo non sono una fotomodella e nemmeno ho la chioma ramata. Anzi per la verità sono un uomo e pure un po’ avanti con gli anni.
E quindi, conoscendo i suoi gusti, so bene di non poter fare affidamento né sulla mia avvenenza fisica né sulla mia carica erotica.
Con lei, signor presidente, devo giocarmi altre cartucce.
Conosco però il mondo della scuola quel poco che basta da riuscire a parlarne bene o male a seconda delle circostanze.
Per esempio saprei fingere benissimo, saprei indossare una maschera di bronzo, alla Putin, per ogni evenienza, saprei come nascondere le montagne di polvere sotto i tappeti coprendo ad uno ad uno i milioni di problemi che sovrastano la scuola, e parimenti saprei altrettanto bene stanare i suoi nemici che nella scuola sono più delle formiche e ben insediati.
Non voglio peccare di eccessiva autostima, ma io pensavo a quel posto di ministro dell’istruzione, signor presidente.
Ormai è cosa nota, no?
L’attuale ministra si è fatta inforcare e corre voce che sia incinta. Da ora in poi avrà ben altro a cui pensare la Stellina dai begli occhioni: pappe, pannoloni, mal di pancia, notti insonni. Dovrà insomma, per tirar su il marmocchio, mollare il timone della nave a qualcun altro.
Lei signor presidente è troppo buono. Vede cosa succede quando si va dietro a quelle storielle, tanto care alla sinistra, delle quote rosa?
Lei avrà sicuramente pensato: che me frega a me della scuola, la cultura e tutte quelle noiosissime minchiate (è vero o no che gli unici libri che legge ultimamente sono quelli di Bruno Vespa, che poi anche glieli scrive); diamogliela pure a una donna quella poltrona che alle altre più importanti ghe pense mi.
Ma veniamo al dunque.
Le dico subito che io sarei disponibile per quel posticino.
Le sembro un tipo troppo ambizioso?
Francamente non credo che potrei fare peggio di quanti altri, prima di me, non abbiano già fatto. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Pure ‘sta riforma di cui tanto si parla, non ci vorrà molto per vararla e dunque, mi creda, a questo punto non resta altro che raccoglierne i frutti (speriamo non troppo secchi).
Io potrei portare lo spumante e brindare con lei il giorno della sua approvazione definitiva.
Oppure potrei partecipare alle trasmissioni di Santoro e difendere a spada tratta la riforma del millennio.
Attaccherei i sindacati, i baroni universitari, i ricercatori, i fannulloni, gli assenteisti, gli statali, i lavoratori pubblici, le bidelle chiattone, le migliaia di precari che vivono nelle soffitte e nei sottoscala, i giornalisti menzogneri, i magistrati rossi, i politici spie del Kgb che cercano di sputtanarla ogni cinque minuti.
Ho una buona dialettica e saprei come zittire quel burino di Di Pietro, quel mangiapreti comunista di Bersani o quella figazza di Rosi Bindi.
Come le sembro, signor presidente, sto andando benone?
Ora sa cosa faccio? Esco e corro a comprarmi una fila di cravatte sgargianti, da mettere alle sue convention. Sarò in prima fila ad applaudirla e a spellarmi le mani per ogni suo discorso o battuta.
Che ne dice, signor Presidente, sono all’altezza?
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Dire due o tre spanne troppo all’altezza
Non ti vorrà. Sei perfetto, per come ti presenti, ma non sarai capito